Charlie Hebdo, 7 anni dopo

Il 7 gennaio 2015 due uomini armati irruppero nella redazione della rivista e uccisero 12 persone

Parigi ricorda oggi la strage di Charlie Hebdo, a 7 anni dai tragici fatti del 7 gennaio 2015.

Circa 1.500 persone, tra cui i giornalisti superstiti del settimanale satirico, ieri si sono riunite nel teatro delle Folies Bergère, nel cuore di Parigi. In questa occasione è stato lanciato un appello simbolico alla lotta contro ogni forma di ‘comunitarismo’ etnico o religioso e in difesa dei principi fondamentali della République: Libertà, Eguaglianza e Fraternità. Con l’aggiunta di un altro principio: Laicità. «Oggi più che mai non c’è democrazia senza laicità, senza il diritto di credere o di non credere», ha detto il caporedattore di Charlie Hebdo, Gérard Biard.

Questa mattina il presidente Emmanuel Macron, accompagnato dalla moglie Brigitte, ha partecipato alle commemorazioni di Stato in Rue Nicolas Appert, sede dell’allora redazione del giornale decimato dai jihadisti, poi sul boulevard Richard-Lenoir per ricordare il poliziotto in bicicletta ucciso Ahmed Merabet e all’Hyper Cacher della Porte de Vincennes.

A dare il via alla lunga scia di sangue che sarebbe culminata nel novembre dello stesso anno nella strage del Bataclan (leggi qui), furono i fratelli jihadisti Cherif e Said Kouachi: fecero irruzione nella redazione della rivista satirica e uccisero le 12 persone presenti, tra giornalisti, operatori, inviati e poliziotti, compreso il direttore Stephane Charbonnier, detto Charb.

La colpa del giornale era di aver pubblicato alcune caricature di Maometto. I fratelli fuggirono gridando “abbiamo vendicato il profetta, abbiamo ucciso Charlie Hebdo“.

La caccia all’uomo durò 48 ore, al termine delle quali i fratelli Kouachi vennero uccisi dalle forze speciali in una tipografia della banlieu. Nel frattempo un complice, Amedy Coulibaly, colpì la comunità ebraica uccidendo quattro persone prima di essere ucciso a sua volta.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/EPA/IAN LANGSDON

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