Peste suina africana, cos’è e perché non è pericolosa per l’uomo

Il virus ha fatto scattare il lockdown dei boschi e il divieto di caccia. Come si trasmette e quali sono i rischi

È ormai di qualche giorno fa la notizia che in Italia, soprattutto nei territori compresi tra Liguria e Piemonte, è tornata a diffondersi la peste suina africana (ne abbiamo parlato qui).

Questa epidemia ha portato a un’ordinanza congiunta dei ministeri della Salute e delle Politiche agricole che vieta alcune attività all’aperto nei 114 Comuni coinvolti, vale a dire 29 nella provincia di Genova, 7 nel Savonese e 78 in Piemonte. Nello specifico, sono interdetti trekking, caccia, mountain bike, raccolta funghi, tartufi, pesca e similari nei Comuni di Arenzano, Bogliasco, Ceranesi, Ronco Scrivia, Mele, Isola del Cantone, Lumarzo, Masone, Serra Riccò, Genova, Campo Ligure, Mignanego, Bargagli, Busalla, Savignone, Torriglia, Rossiglione, Sant’Olcese, Valbrevenna, Sori, Tiglieto, Campomorone, Cogoleto, Pieve Ligure, Davagna, Casella, Montoggio Crocefieschi e Vobbia; questo per quanto riguarda la città metropolitana di Genova. Nel Savonese, il divieto si estende ad Albisola Superiore, Celle Ligure, Stella, Pontinvrea, Varazze, Urbe e Sassello.

Oltre ad avere un forte impatto economico (puoi approfondire il tema su Business24 cliccando qui), il proclamato off limits provoca notevoli tensioni anche da un punto di vista sociale e psicologico: i boschi erano stati luoghi “comfort” durante gli ultimi lockdown, zone definite sicure, lontano dal marasma e dagli affollamenti cittadini.

A non convincere c’è soprattutto la non pericolosità del virus per l’uomo.

Nel dettaglio, la peste suina africana è una malattia virale che colpisce suini e cinghiali, altamente contagiosa e spesso letale, ma non trasmissibile agli esseri umani. Si diffonde direttamente per contatto tra animali infetti oppure attraverso la puntura di vettori, come possono essere le zecche, oppure tramite trasmissione indiretta con attrezzature e indumenti contaminati; oppure ancora tramite la somministrazione ai maiali di scarti di cucina contaminati o lo smaltimento di rifiuti alimentari in modo non corretto.

I sintomi negli animali sono febbre, perdita di appetito, debolezza e andatura incerta, difficoltà respiratorie e secrezione oculo-nasale, costipazione, aborti spontanei, emorragie interne ed emorragie evidenti su orecchie e fianchi. Anche coloro che superano la malattia possono rimanere portatori per circa un anno, così che il virus rimane persistente nelle aree endemiche.

Si tratta di un virus che ha un’ottima resistenza in ambiente esterno e può rimanere vitale fino a 100 giorni. Nei salumi sopravvive alcuni mesi, e non si sconfigge nemmeno alle alte temperature.

I 78 Comuni piemontesi coinvolti si trovano tutti in provincia di Alessandria e sono: Cavatore, Castelnuovo Bormida, Cabella Ligure, Carrega Ligure, Francavilla Bisio, Carpeneto, Costa Vescovato, Grognardo, Orsara Bormida, Pasturana, Melazzo, Mornese, Ovada, Predosa, Lerma, Fraconalto, Rivalta Bormida, Fresonara, Malvicino, Ponzone, San Cristoforo, Sezzadio, Rocca Grimalda, Garbagna, Tassarolo, Mongiardino Ligure, Morsasco, Montaldo Bormida, Prasco, Montaldeo, Belforte Monferrato, Albera Ligure, Bosio, Cantalupo Ligure, Castelletto d’Orba, Cartosio, Acqui Terme, Arquata Scrivia, Parodi Ligure, Ricaldone, Gavi, Cremolino, Brignano-Frascata, Novi Ligure, Molare, Cassinelle, Morbello, Avolasca, Carezzano, Basaluzzo, Dernice, Trisobbio, Strevi, Sant’Agata Fossili, Pareto, Visone, Voltaggio, Tagliolo Monferrato, Casaleggio Boiro, Capriata d’Orba, Castellania, Carrosio, Cassine, Vignole Borbera, Serravalle Scrivia, Silvano d’Orba, Villalvernia, Roccaforte Ligure, Rocchetta Ligure, Sardigliano, Stazzano, Borghetto di Borbera, Grondona, Cassano Spinola, Montacuto, Gremiasco, San Sebastiano Curone e Fabbrica Curone.

di: Micaela FERRARO

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