Riforma del processo civile: le novità introdotte

Semplificazione dei riti e abbreviazione dei procedimenti sono i punti cardine della legge delega approvata dal Parlamento

È arrivato l’ok definitivo anche alla Camera per la riforma del processo civile (qui l’approfondimento del voto) e il Governo incassa un importante traguardo nel raggiungimento degli impegni assunti con l’Europa per l’ottenimento del Pnrr. La legge delega per la riforma del processo civile, già approvata dal Senato il 21 settembre scorso, entrerà infatti in vigore con l’obiettivo di ridurre del 40% i tempi dei procedimenti. Le principali novità introdotte dalla riforma possono essere sintetizzate in cinque macro-punti. Eccoli.

La prima misura in atto per ridurre i tempi dei procedimenti civili prevede l’incentivo di riti alternativi quali la mediazione, la negoziazione assistita e l’arbitrato. Incentivo che avviene innanzitutto da un punto di vista fiscale: per la negoziazione assistita e per la mediazione viene introdotto il gratuito patrocinio di Stato, per garantire il diritto di difesa anche ai meno abbienti; nel caso della mediazione sono previsti anche incentivi fiscali sotto forma di credito di imposta e dunque sarà possibile detrarre dalle proprie tasse le relative spese legali. La mediazione diventerà inoltre obbligatoria nelle controversie connesse a contratti di durata, che siano ad esecuzione continuata o periodica. Esteso anche l’impiego della negoziazione assistita tramite avvocati, che potrà applicarsi anche alle controversie di lavoro e ad alcune fattispecie familiari quali l’affidamento e il mantenimento di figli nati fuori dal matrimonio e, in sede di divorzio, la pattuizione di un assegno divorzile in un’unica soluzione. Infine, la riforma potenzia anche l’arbitrato: gli arbitri saranno sottoposti a maggiori garanzie di imparzialità (solo pochi mesi fa l’Italia ha ricevuto una condanna anche dalla Cedu – Corte Europea dei Diritti Umani in merito alla mancata imparzialità di un Collegio arbitrale). Con l’accordo di entrambe le parti, sarà inoltre possibile attribuire agli arbitri il potere di emanare misure cautelari.

Il secondo macro-blocco toccato dalla riforma riguarda l’istituzione del Tribunale della famiglia, che si occuperà di separazione, divorzi, affidi e in generale delle questioni di diritto penale minorile; l’istituto si articolerà in tribunali circondariali, facenti capo a un tribunale distrettuale quale organo centrale. Tutti i procedimenti in materia di famiglia vengono così raggruppati all’interno di un rito unitario, per velocizzare la durata complessiva dei processi, ma il Tribunale della famiglia non agirà da solo: il suo operato sarà supportato sia dal Tribunale per i minorenni, che fornirà il suo contributo altamente specializzato, sia da un ufficio del processo costituito da giudici onorari. Anche in questo caso si rafforza poi il ruolo della mediazione e del curatore speciale, figura questa che interverrà nella tutela del minore quando si ravvisino rischi di pregiudizio per lo stesso. Nell’ambito del Tribunale di famiglia si rafforzano anche le tutele per le donne vittime di violenza o in casi di inferiorità economica. La riforma prevede nello specifico procedure più rapide per allontanare il convivente violento o per stabilire l’affido del bambino a una casa famiglia, valutata questa come opzione residuale. A tal proposito un’importante novità è costituita dalla possibilità del giudice civile di accordarsi con quello penale: in questo modo, il civile potrà disporre degli strumenti di valutazione propri del penale nei casi di violenza, anche se sotto forma di accertamenti sommari, in modo da poter stabilire una violenza e dunque intervenire immediatamente con provvedimenti di protezione. Infine, nei casi in cui una delle due parti coinvolte nella separazione sia in condizioni di inferiorità economica rispetto all’altra, sarà possibile fare richiesta al giudice per disporre di una parte dei redditi.

La riforma prevede poi delle novità sul licenziamento. Con questa legge delega si riunisce sotto un unico procedimento il doppio rito precedentemente disposto dalla legge Fornero per il licenziamento nel pubblico e nel privato. Viene poi stabilita una corsia preferenziale quando oggetto del procedimento è la reitegrazione del lavoratore.

Cuore della riforma del processo civile è anche l’intervento di modifica ai gradi di giudizio. Innanzitutto, si mette il giudice in condizione di imprimere una direzione alla causa sin dalla prima udienza, grazie all’introduzione, dopo gli atti introduttivi, di termini intermedi che gli permetteranno di avere un quadro completo definendo subito le richieste di prova, le domande e le eccezioni. Anche la fase decisoria viene semplificata e abbreviata, attraverso l’impiego di strumenti telematici (come, ad esempio, le udienze da remoto o le udienze a trattazione scritta) o mediante la soppressione dell’udienza di precisazione delle conclusioni. In questa stessa direzione (semplificazione e abbreviazione) si muovono gli interventi nei tre gradi di giudizio; nel primo grado viene introdotta l’ordinanza immediata di accoglimento o di rigetto, che può essere comunque reclamabile e non idonea al giudicato. Nel secondo grado vediamo ridotte le possibilità di sospendere l’efficacia delle sentenze di primo grado, insieme alla valorizzazione della figura di supporto del consigliere istruttore. Infine, vi sono alcune novità riguardo il terzo grado di giudizio. Anche i riti della Cassazione vengono abbreviati e semplificati, abolendo la sezione filtro e attribuendo questo potere a tutte le sezioni, riducendo la casistica delle decisioni con pubblica udienza e introducendo il rinvio pregiudiziale: una sorta di scorciatoia che consentirebbe ai giudici la possibilità di rivolgersi direttamente alla Corte di Cassazione in alcune ipotesi quali questioni di puro diritto, con gravi difficoltà interpretative, fattispecie rilevanti o casistiche ancora poco esplorate.

Infine, la razionalizzazione dei procedimenti riguardanti le esecuzioni forzate. In tal senso la semplificazione viene attuata con la riduzione di alcuni termini, l’affiancamento ai giudici di professionisti incaricati, cui verranno affidate ampie deleghe in materia di espropriazioni immobiliari. Vengono introdotte anche la vente privée, ossia la vendita dell’immobile da parte dello stesso debitore su cui penda un’esecuzione forzata e altre misure pecuniarie per il mancato rispetto di termini o precise attività stabilite nel processo.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

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